cosa fare, come fare

Incentivi e riduzione del rischio sismico in Italia in uno studio del CRESME (Centro Ricerche Economiche Sociali e di Mercato nell'Edilizia) con il qualificato contributo di ISI (Ingegneria Sismica Italiana)

Come è noto l'Italia è un territorio caratterizzato da un forte rischio sismico: 48 milioni di italiani vivono in 11 milioni di edifici e 17 milioni di abitazioni nelle aree di vulnerabilità sismica 1, 2, 3. Nella zona 1 sono possibili "fortissimi terremoti", nella zona 2 "forti terremoti", ma anche nella zona 3 possono verificarsi, seppur raramente, forti terremoti.
I recenti provvedimenti di tipo fiscale volti a incentivare e agevolare gli interventi di diagnosi sismica e di messa in sicurezza degli edifici arrivano a coprire fino all'85% della spesa per una platea situata nelle zone a rischio 1, 2 e anche 3 e potrebbero finalmente dare inizio a un nuovo ciclo di investimenti finalizzati alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio.
Sulla base dei livelli di vulnerabilità degli edifici che insistono nelle tre zone (epoca di costruzione, stato manutentivo, materiali impiegati, altezza e contiguità) e dei costi medi di intervento (in relazione al livello di vulnerabilità) è stata stimata una sommatoria di risorse, potenzialmente attivabili per la messa in sicurezza degli edifici nelle zone 1, 2 e 3, che oscilla fra 937 e 1.041 miliardi di euro.
Esistono però dei freni allo sviluppo dell'azione, uno di questi è il deficit di conoscenza circa "cosa" e "come" fare per migliorare la sicurezza sismica degli edifici. In questo contesto, CRESME e ISI hanno deciso di mettere a disposizione le proprie competenze, attraverso uno studio accurato e aggiornato che permette di conoscere il numero di persone e immobili in zone a rischio sismico nelle province italiane; le modalità per misurare la classe di rischio degli immobili; le modalità per beneficiare degli incentivi fiscali; le tecnologie oggi disponibili per ridurre il rischio in caso di terremoti; un abaco di prodotti disponibili.


Il Rapporto
Il Rapporto "Incentivi e riduzione del rischio sismico in Italia: cosa fare, come fare" è realizzato da CRESME (Centro Ricerche Economiche Sociali e di Mercato nell'Edilizia) e ISI (Ingegneria Sismica Italiana), che ha portato il suo alto contributo ingegneristico, con la collaborazione, in materia finanziaria, di Harley&Dickinson. Lo studio è stato presentato il 6 febbraio a Modena, il 21 febbraio a Roma e successivamente a Macerata. Lo studio è stato realizzato con il contribuito di importanti aziende attive nel campo dei prodotti e tecnologie antisismiche e dell'edilizia.
Lo studio e i convegni di presentazione hanno l'obiettivo di fornire a progettisti, amministratori locali, proprietari, gestori immobiliari, amministratori condominiali e imprese delle costruzioni un quadro dettagliato sulla dimensione complessiva delle attività potenzialmente realizzabili e sul quanto e come fare per adeguare gli immobili al rischio sismico. In altri termini, lo Studio risponde alle domande più frequenti e naturali come: quanti sono gli immobili suscettibili di miglioramento delle proprie prestazioni in chiave antisismica? Cosa fare per capire la vulnerabilità dell'edificio? Quali tecnologie e prodotti sono più adeguati ai singoli casi? Dove e quanto è possibile risparmiare e in che modo attraverso gli incentivi fiscali?
La dimensione dell'insicurezza
Secondo la classificazione sismica dei comuni italiani della Protezione Civile il 44% del territorio nazionale (133mila kmq) è in area ad elevato rischio (zona sismica 1 e zona sismica 2). Se si allarga questo bacino di rischio alla potenziale platea di beneficiari del "Sisma bonus" (è inclusa la zona 3) le dimensioni aumentano considerevolmente fino ad arrivare a quasi l'80% del Paese:
• 48 milioni di abitanti; oltre 20 milioni di famiglie;
• 11 milioni di edifici totali, di cui 1,7 milioni a destinazione produttiva o istituzionale;
• negli immobili a destinazione produttiva vi lavorano 13 milioni di addetti;
• 9,3 milioni di edifici ad uso residenziale, di questi: il 57% è costruito prima degli anni '80; il 56% è in muratura portante e il 36% ha più di 2 piani.

Le agevolazioni fiscali
La novità sostanziale è rappresentata dal Sisma bonus previsto nella Legge di Stabilità 2017 (Legge 232/2016) e confermato in Legge di Bilancio 2018: oltre ad estendere l'arco temporale nel quale è possibile eseguire gli interventi per i quali godere delle detrazioni fiscali, consentendo quindi una pianificazione ‘a lungo termine', viene affiancato ad un sistema che quantifica il rischio sismico degli edifici e quindi i vantaggi ottenuti nell'esecuzione degli interventi.
Questa quantificazione costituisce la garanzia dell'efficienza degli investimenti, sia dal punto di vista della sicurezza sismica che dei benefici economici attesi e rappresenta la condizione affinché l'impianto delle misure fiscali risulti efficace, cioè abbia una vasta applicazione, costituisca un incentivo agli investimenti e quindi all'economia del Paese, operi una riduzione generale del rischio sismico del patrimonio immobiliare italiano e quindi riduca i ‘costi' del terremoto.
Il Rapporto di studio, si sofferma in particolare sulle misure fiscali (beneficiari, cessione del credito, spese agevolate, controlli dell'Agenzia Entrate); sull'iter da seguire per avere accesso alle misure; sulle modalità operative per la determinazione della classe di rischio (metodo convenzionale, semplificato; edifici in c.a. e capannoni industriali).

Le tecnologie disponibili
Insieme alla pericolosità sismica del territorio nazionale, la rilevanza del rischio sismico in Italia è legata all'elevata vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio esistente.
La maggior parte degli edifici esistenti è stata realizzata in assenza di regole di progettazione antisismica o secondo norme di vecchia generazione, e pertanto non è in grado di garantire gli standard di sicurezza richiesti dalle attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2008). A condizionare ulteriormente il comportamento del patrimonio edilizio esistente è la vetustà che lo caratterizza. Risultano quindi necessari controlli ed interventi.
La riduzione della vulnerabilità sismica di un edificio può essere perseguita attraverso specifici interventi, andando a intervenire sulle criticità (elementi di vulnerabilità) della costruzione, e avendo fissato gli obiettivi da raggiungere, in termini di prestazione sismica, attraverso le opere di progetto.
Lo studio "Incentivi e riduzione del rischio Sismico in Italia: cosa fare, come fare" riporta una panoramica delle principali strategie di intervento sugli edifici esistenti: gli interventi più diffusi e gli interventi innovativi che si sono dimostrati particolarmente efficaci per l'adeguamento e/o miglioramento di edifici in cemento armato (c.a.) e in muratura.
In particolare lo studio si sofferma sulle vulnerabilità tipiche degli edifici esistenti e sui relativi approcci progettuali; ampio spazio è dedicato all'aumento della capacità della struttura di resistere (o assecondare) alle forze sismiche senza subire danneggiamenti eccessivi, distinguendo fra le diverse tipologie costruttive frequenti nel Paese. Fino a descrivere le tecnologie di interventi che riducono la domanda di prestazione dovuta alla sollecitazione sismica.
A conclusione del Rapporto viene presentato un abaco articolato di prodotti, tecnologie e metodologie disponibili sul mercato per ridurre il rischio sismico.

 

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