Parma 1860-1960
Descrizione architettonica-urbanistica e metodo grafico per la ricostruzione digitale della città storica
A partire dalle grandi trasformazioni del novecento, le realtà urbane accresciute e modificate in adeguamento alle nuove istanze condizionate dalle “deviazioni” della modernità, sono state oggetto di studio da parte dei più importanti teorici europei dell’urbanistica. La cultura di fine ‘800 ritenne prioritaria la crescita della città moderna a scapito dell’esistente. Il patrimonio edilizio storico venne visto come ostacolo o al più come elemento da salvaguardare opportunatamente isolato dal contesto. L’interesse alla sua conservazione risulta prevalente solo nei pochi casi in cui esso rappresenta un episodio monumentale.
All’inizio del XX secolo Parma appare “compatta”, il torrente e la via Emilia separano il centro urbano in quattro parti, tutte radunate all’interno delle ex cinta murarie; al di fuori, area cimiteriale, quartiere cittadella e area ferrovie. Dall’abbattimento delle mura s’introduce il tram a cavalli, primo mezzo pubblico urbano, il cui ingombro porterà però allo sventramento e raddrizzamento di molte strade cittadine. Quest’opera di “modernizzazione” farà perdere alla città alcuni importanti spazi urbani. Già verso la fine del ‘700 e i primi dell’800, la città aveva subito importanti trasformazioni urbane con la creazione di nuove strutture pubbliche che avevano dato a Parma un nuovo decoro urbanistico. In una immagine planimetrica del 1766, raffigurante l’Oltretorrente, emerge una città di stradine, di borghi, un tessuto urbano compatto e caotico al tempo stesso: un centro storico “fitto” di abitazioni, con una larga zona periferica occupata da orti urbani. La parte urbana a destra del torrente sembra invece più regolare, le strade ricordano lo schema antico della città romana. Il torrente Parma all’ingresso del centro storico comincia ad avere un letto sempre più “risicato”, la città ruba di continuo spazio libero alla ricerca costante di aree nelle quali espandersi. Nel 1898 si cominciano a realizzare le prime opere di difesa ampliando il viale tra ponte Dattaro e ponte Caprazucca, che sarà il primo tratto del famoso “lungo Parma” e, mentre sulla sponda destra della città le opere di difesa continueranno negli anni seguenti, in Oltretorrente, il primo e unico tratto di viale a difesa del torrente è quello ancora esistente di Viale Maria Luigia realizzato tra il 1920 e il 1926.
All’inizio del ‘900 Parma è divisa tra due città, quella a destra e quella a sinistra del torrente omonimo. Rispettivamente la Parma nuova e la Parma vecchia, la prima che rappresenta la parte più antica del nucleo urbano ma anche quella più ricca e benestante, la seconda che rappresenta invece la città più povera, quella dove gli edifici sono più malandati e fatiscenti. Sarà proprio in questa parte di città che prima con il sindaco Mariotti e poi con l’avvento del fascismo inizieranno opere di riqualificazione urbana non solo con la dotazione di opere di urbanizzazione primaria, come un nuovo sistema fognario, ma anche con l’abbattimento totale di alcuni dei borghi più storici dell’Oltretorrente. Il sindaco Mariotti applicando la famosa legge di Napoli, attua una serie di progetti di risanamento: La nuova conduttura di acqua potabile, la conseguente chiusura dei pozzi quasi tutti inquinati, la demolizione di gruppi di case più malsani… (relazione Mariotti, A.C. PR Sanità, busta 3), proprio con l’intento di debellare le malattie dovute alle pessime condizioni igieniche nelle quali viveva la popolazione di Parma, per migliorarne così la qualità della vita. Mariotti non riuscirà a portare a termine tutti i suoi propositi che saranno invece perseguiti successivamente con il governo di Mussolini. Le motivazioni politiche sono probabilmente di varia natura ma quello che ora vogliamo analizzare sono gli effetti reali che questo periodo storico ha avuto sulla trasformazione fisica della città.
Di seguito ci concentreremo essenzialmente sulla trasformazione di alcuni borghi antichi dell’Oltretorrente, in particolare di borgo Carra e borgo dei Minnelli: Anche l’immagine della città storica è data dalle relazioni complesse tra i significati diversi dell’abitare che costituiscono l’identità fisica ma anche sociale e fenomenica del luogo, ma in più in essa si aggregano molteplici segni che sono memorie, che rimandano perciò a riferimenti culturali di lungo periodo, qualunque sia il valore a essi oggi affidato… (Valerio di Battista, L’immagine della città storica, Electa 1988, Parma). La distruzione di borghi, luoghi che per secoli hanno caratterizzato una parte di città, se da un lato ha portato alla creazione di una nuova urbanità, più salubre e vivibile, dall’altra tende a fare perdere identità alla città stessa perché la sua percezione deriva sempre da una dimensione fisica, da una organizzazione di spazi e dalla loro trasformazione nel corso del tempo, azioni che non sempre sono eseguite con corretto modo di agire. La ricostruzione grafica degli isolati è per di più cosa assai ardua e complessa, se le notizie planimetriche sono raccolte in una serie infinita di mappe cittadine, non abbiamo quasi mai ricostruzioni di fronti urbani né tanto meno di viste volumetriche di isolati. Gli unici documenti attendibili che ci aiutano nella ricostruzione fisica di ciò che non esiste più sono immagini fotografiche dalle quali però non si possono ricavare alcune misure altimetriche. A corollario di ciò l’archivio storico comunale è ricco di piante, in proiezione ortogonale, dalle si possono percepire le dimensioni generali degli spazi interni. Lo studio accurato delle planimetrie del Piano Regolatore del 1936 ha portato ad una comparazione con la maglia urbana odierna che ha permesso di comprovare le politiche di risanamento auspicate dall’amministrazione Mariotti, accolte e concretizzate dal piano del ’36. L’emergenza dell’Oltretorrente era determinata prima di tutto da situazioni di inadeguatezza igienico-sanitaria delle singole unità abitative che presentavano una conformazione dimensionale e distributiva eccessivamente ridotta e una dotazione fognaria minima spesso malfunzionante. La concentrazione delle problematiche di carattere tecnico e distributivo porta ad orientarsi verso l’opzione di un totale riassetto di alcuni porzioni del tessuto urbano della città, passando anche attraverso la demolizione di edifici e la riconfigurazione degli isolati e della loro relativa viabilità. Tali riconfigurazioni si manifestano talvolta con la necessità di aumentare i distacchi tra i corpi edilizi tramite un ridimensionamento della sede stradale, come nel caso di Borgo dei Minelli, o con la tendenza ad aumentare la superficie di affaccio tramite il frazionamento in più isolati dei conglomerati edilizi più critici come nel caso del Borgo delle Carre. In quest’ultimo caso, inoltre, si può notare come le necessità igienico sanitarie individuate da tempo dalle amministrazioni di inizio Novecento vengano reinterpretate dal regime fascista sull’impianto ortogonale della città romana: l’odierna via della Costituente, parallela alla vecchia Via Filippo Corridoni situata poco più a sud, prima delle demolizioni avrebbe dovuto superare il torrente Parma con un ponte mai costruito. Tale ponte in concomitanza con opere di rettifica dei fronti stradali avrebbe creato un asse perfettamente ortogonale con Via Farini che dalla chiesa di Santa Maria del Quartiere avrebbe “normalizzato” la maglia urbana passando per il fronte del Tribunale.
Per poter comprendere al meglio le trasformazioni della morfologia urbana si è proceduto con una rappresentazione semplificata dei volumi demoliti tramite la ricostruzione approssimata dei fronti; tale approssimazione è resa possibile dallo studio di alcune foto storiche conservate nell’album fotografico Zerbini presso l’Archivio Storico Comunale di Parma. Confrontando l’impianto planimetrico esistente con le foto dei fronti stradali si nota come la grande concentrazione pozzi di luce e aria e delle finestrature sulle facciate principali fossero finalizzate a sopperire all’alta densità abitativa dei borghi in questione. Ai fini di una ricostruzione volumetrica speditiva, utile per lo studio della conformazione generale di alcuni brani di città dell’Oltretorrente, si sono potute verificare le approssimazioni delle altezze dei fronti stradali incrociando le informazioni provenienti da due foto antiche scattate alle due estremità di Borgo delle Carra. Il piano regolatore dell’epoca previde la ridefinizione della zona in questione tramite l’abbattimento degli edifici esistenti, giudicati non più idonei da un censimento che ne definì le carenze distributive e impiantistiche, seguito dall’edificazione di tre nuovi isolati il quale asse risultò allineato proprio con l’antico sedime di Borgo delle Carra. Notiamo quindi come le complesse dinamiche che hanno coinvolto Parma e la sua transizione verso l’era Moderna si concretizzarono nell’Oltretorrente come sintesi di svariate istanze di carattere politico, sociale e non ultimo di prima necessità, ovvero di un risanamento ormai auspicato da anni. Le ragioni che portarono a tali opere di sventramento e che cambiarono così profondamente una porzione rilevante della città sono il frutto di un processo lungo più di cinquant’anni.






