Macchine per costruzioni: in Italia un settore da 4 miliardi di euro

Presentati da CER (Centro Europa Ricerche) per conto di Unacea i dati e le prospettive del settore nel corso della 32ª edizione di SaMoTer, il Salone internazionale triennale delle macchine per costruzioni, in programma a Veronafiere fino a sabato 9 maggio. Nel 2026 il numero delle macchine vendute in Italia dovrebbe attestarsi sulla stima di 25.500 unità.
Macchine per costruzioni: in Italia un settore da 4 miliardi di euro

È uno dei comparti più dinamici dell’economia italiana, caratterizzato da notevole produttività, forte vocazione alle esportazioni, elevata intensità tecnologica e un ruolo sempre più centrale nello sviluppo delle infrastrutture e dei cantieri moderni. Questa è la fotografia del settore delle macchine per costruzioni che emerge dalla nuova ricerca del CER (Centro Europa Ricerche) per conto di Unacea (l’Unione italiana macchine per costruzioni), presentata ieri a Veronafiere in occasione della prima giornata della 32ª edizione di SaMoTer, il Salone internazionale triennale delle macchine per costruzioni, in programma fino a sabato 9 maggio (www.samoter.it).

A illustrare lo studio nel corso nel convegno “Le macchine per costruzioni e le filiere produttive italiane: la dimensione economica complessiva”, Stefano Fantacone, direttore della ricerca del CER, che ha sottolineato come il comparto rappresenti un segmento industriale ad alta specializzazione, strettamente connesso alla trasformazione dei processi produttivi nel settore delle costruzioni e alla modernizzazione del sistema infrastrutturale. Il mercato italiano delle macchine per costruzioni ha raggiunto nel 2025 quota 26mila unità vendute, quasi il doppio rispetto alle 13.500 del 2017, confermando una crescita strutturale di lungo periodo. Dopo il massimo toccato nel 2022 (29.700 unità), il settore mostra oggi una fase di normalizzazione. Per il 2026 è attesa una lieve contrazione a 25.500 unità (-1,9%), in un contesto macroeconomico caratterizzato da crescita moderata del PIL (+0,3%) e rallentamento degli investimenti in costruzioni (-0,3%), oltre che da pressioni inflazionistiche legate ai costi energetici superiori al 20%.

Il valore complessivo della produzione del comparto è stimato a 4 miliardi di euro, con 6mila addetti diretti che diventano 85mila considerando l’intero indotto. Numeri che evidenziano non solo la dimensione economica, ma anche la capacità del settore di generare occupazione qualificata e diffusa sul territorio. A rafforzarne il posizionamento competitivo contribuisce una spiccata vocazione internazionale. Nel 2025 il settore ha registrato 3,2 miliardi di euro di esportazioni, a fronte di 2,3 miliardi di importazioni, con un saldo commerciale positivo pari a 900 milioni di euro. Quasi due terzi della produzione nazionale sono destinati ai mercati esteri, confermando la solidità tecnologica e la capacità delle imprese italiane di competere sui mercati globali.

Nel contesto europeo, la ricerca evidenzia con chiarezza il rafforzamento del ruolo dell’Italia nel mercato delle macchine per costruzioni. Nel 2025 il Paese si è posizionato come terzo mercato europeo per volumi venduti, dopo Germania e Regno Unito, superando la Francia e consolidando una quota sul mercato europeo pari a circa il 15%, in netto aumento rispetto al 9,6% del 2019. Un risultato che riflette una dinamica di crescita in controtendenza rispetto agli altri principali Paesi: nel periodo 2019-2025 il mercato italiano ha registrato un’espansione del +38,8%, a fronte di una contrazione media europea del 9,4% e di cali significativi in Francia (-28,3%), Germania (-22,7%) e Regno Unito (-5,8%). L’Italia si conferma così l’unico tra i grandi mercati europei ad aver superato i livelli pre-Covid, rafforzando il proprio posizionamento competitivo e assumendo un ruolo sempre più centrale negli equilibri del settore a livello continentale.

Il comparto si distingue, inoltre, per il suo stretto legame con la filiera delle costruzioni, contribuendo in modo diretto all’operatività di cantieri, infrastrutture, opere civili e attività specialistiche. Le tre branche produttive collegate (dall’ingegneria civile alla demolizione e preparazione dei cantieri fino all’installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzione e installazione) generano complessivamente un valore della produzione di 135 miliardi di euro e occupano circa 694mila addetti. Nel quadriennio 2019-23 (ultimo anno di disponibilità dei dati Istat) il valore della produzione delle tre branche è aumentato del 69%. Nello stesso periodo, il valore complessivo della produzione italiana è del 32%. L’attività che ha mostrato l’incremento maggiore è quella di Demolizione e preparazione dei cantieri edili (+73%), seguita dall’Installazione di impianti (+70%). Per l’Ingegneria civile la crescita è stata del 65%. Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dall’elevato contenuto tecnologico e innovativo. Oltre il 35% delle imprese realizza investimenti medio-alti in ricerca e sviluppo, mentre quote comprese tra il 35% e il 44% investono in tecnologie e digitalizzazione, a supporto della progressiva meccanizzazione e trasformazione dei cantieri. Questo rende le macchine per costruzioni un fattore abilitante per l’efficienza produttiva, la sicurezza sul lavoro e la riduzione dei tempi di realizzazione delle opere, contribuendo in modo determinante alla modernizzazione dell’intera filiera.

Alla presentazione della ricerca sono intervenuti anche alcuni tra i rappresentanti dei top brand che espongono a SaMoTer 2026.

Gianluca Calì, direttore marketing di CGT Spa: «L’andamento del nostro mercato è direttamente proporzionale a quello delle costruzioni. Il PNRR ha certamente favorito la crescita dei lavori infrastrutturali e, di conseguenza, anche il mercato, in quest’ultimo periodo, ha registrato un andamento positivo. Esistono però fattori contingenti che continuano a influenzare le scelte di acquisto dei clienti, così come i diversi piani di incentivazione. Guardando al prossimo futuro, il settore delle macchine per costruzioni può contare su un’importante area di miglioramento, rappresentata dal recupero della produttività: tutti gli operatori devono investire affinché il cliente comprenda che la tecnologia introdotta si traduce in maggiore efficienza e produttività».

Luca Evangelista, sales director di Volvo CE: «Il mercato italiano, rispetto agli altri mercati europei, sta dando segnali positivi. I risultati incoraggianti che vediamo oggi sono però il frutto di un lavoro e di un percorso iniziato alcuni anni fa. Non dobbiamo leggere come segnali negativi o come momenti di crisi quei lievi abbassamenti dell’asticella che rappresentano piuttosto una fase di assestamento, legata anche all’andamento dell’economia con cui dobbiamo convivere trovando le giuste contromisure. Nel segmento del movimento terra stiamo immettendo sul mercato molte macchine, mentre in Paesi come Germania, Francia e Regno Unito abbiamo visto forti cali. Questo dimostra che l’Italia sta facendo numeri importanti grazie al lavoro svolto in precedenza. Gli incentivi hanno certamente avuto un ruolo, ma le macchine si acquistano solo se ci sono lavoro e progetti concreti. Il PNRR sta dando una forte spinta e ha favorito investimenti in connettività, digitalizzazione e sostenibilità, ambiti nei quali il ritorno è sempre vantaggioso. La vera sfida adesso è riuscire a mantenere questo livello».

Maurizio Tosi, territory manager Plants Italy di Ammann Group: «Nonostante la crisi economica legata all’aumento del prezzo del carburante, dei costi energetici e delle materie prime, da parte delle imprese c’è ancora una forte volontà di migliorare, di investire e di crescere. Il mercato italiano continua, infatti, a registrare risultati positivi mentre in Europa si vedono cali importanti. Sicuramente gli incentivi, dalle misure 4.0 e 5.0 agli altri strumenti di sostegno, hanno avuto un ruolo trainante, ma molto dipende anche dalla capacità delle aziende del settore di continuare a investire. Esiste però un problema legato alle normative, soprattutto nel comparto delle macchine stradali. Per installare un impianto d’asfalto servono numerose autorizzazioni rilasciate da enti diversi che spesso non dialogano tra loro. Questo crea enormi difficoltà: un cliente può ottenere il via libera in sei mesi oppure non riuscire ad averlo nemmeno dopo tre anni, a seconda dell’interpretazione del singolo funzionario. Una situazione che inevitabilmente frena la volontà di investire da parte del cliente finale».

Filippo Venieri, responsabile commerciale e marketing di VF Venieri: «Le previsioni per il biennio 2026-2027 sono di difficile lettura anche se sto vedendo molta voglia di investire da parte delle imprese del comparto e questo fa ben sperare per il futuro. Un messaggio che dal SaMoTer voglio, però, lanciare è quello di investire sui giovani per attrarre i migliori talenti e formare gli operatori del futuro».

Marco Ferroni, business director di Kobelco Construction Machinery Europe: «Il 2026, per il nostro comparto, essendo partito non benissimo, potrebbe essere un anno non facile, ma se si fa in fretta a porvi rimedio e a trovare la via d’uscita, il 2027 potrebbe essere in controtendenza rispetto ai numeri di tutti gli altri Paesi europei».

David Bazzi, ceo di Komatsu Italia: «Gli incentivi che sono stati finora erogati in Italia hanno sicuramente dato un grande vantaggio ai produttori di macchine per costruzioni. È chiaro, però, che, in questo momento di crisi geopolitiche, le criticità degli aumenti dei prezzi dei componenti e soprattutto le criticità logistiche stanno creando forti problemi all’intero comparto».