Un Libro Bianco riassume le proposte della “Fabbrica delle idee” organizzata al SAIE da Federbeton

Un Libro Bianco riassume le proposte della “Fabbrica delle idee” organizzata al SAIE da Federbeton

Federbeton, la federazione di Confindustria che riunisce le associazioni del settore cemento, calcestruzzo dei materiali di base per le costruzioni, ha presentato lo scorso 9 marzo un Libro Bianco che riassume le idee e le proposte espresse da oltre cento rappresentanti delle istituzioni, dell’università e delle aziende che si sono confrontati al Saie di Bologna. Personalità di diversa provenienza culturale e professionale per un rilancio concreto e sostenibile del settore delle costruzioni in Italia, rilancio all’insegna dell’innovazione e della maggior qualità delle opere.
Le costruzioni hanno un ruolo centrale nello sviluppo economico e nell’evoluzione sociale di ogni Paese; non a caso, alla radice della parola civiltà, vi è la civitas, la città, e quindi una forte cognizione di ambiente costruito.
Le radici della crisi del settore sono riconducibili soprattutto ad aspetti di carattere economico e congiunturale del contesto, tuttavia Federbeton ha voluto confrontarsi più ampiamente su temi frutto di un cambiamento epocale guidato da mutamenti delle sensibilità collettive e dalla rivoluzione tecnologica che ha effetti su tutti i paradigmi d’impresa: sociali, economici e culturali. Occorre confrontarsi apertamente e senza pregiudizi sul ruolo che le costruzioni – e i settori connessi – possono svolgere in questa evoluzione/rivoluzione.
Anche di recente il Cresme, come testimonia l’ultimo rapporto Congiunturale, ha evidenziato come la seconda rivoluzione industriale delle costruzioni sia alla base della nascita del settimo ciclo dell’edilizia italiana.
Questo è stato lo scenario di un evento di grande rilevanza che Federbeton ha organizzato con Saie 2015, in cui temi di primaria importanza sono stati affrontati e dibattuti da oltre cento personalità del mondo della cultura, delle istituzioni, dell’università e della ricerca, delle professioni e dell’industria, con una domanda di fondo: che ruolo attivo le costruzioni possono svolgere oggi in un mondo che si trasforma?
A Bologna si sono quindi affrontati argomenti, come la gestione consapevole e contemporanea dell’ambiente costruito, il ruolo della progettazione per uno sviluppo antropologico delle città, la valorizzazione dell’interdisciplinarietà nella programmazione delle infrastrutture per un nuovo rapporto tra territorio e costruzioni, le soluzioni per l’emergenza casa e un nuovo piano di interventi di social housing, il coinvolgimento delle esigenze didattiche per un piano di rinnovamento dell’edilizia scolastica e, non ultimo, il valore del riuso per portare l’attenzione su un’economia che torni ad essere circolare.
A questi temi di carattere generale sono state associate alcune aree di discussione tecnica, più strutturali e interne al mondo delle costruzioni: la digitalizzazione dei processi, la scelta dell’innovazione tecnologica e l’organizzazione efficiente e sicura dei cantieri.
Ogni tema è stato approfondito in uno specifico tavolo, composto da rappresentanti della pubblica amministrazione, ingegneri, architetti, industriali, ma anche filosofi, sociologi, pedagoghi e giornalisti. Tutto questo per un confronto culturale strutturato da cui sono nate idee e proposte concrete.
Le proposte emerse sono state raccolte nella pubblicazione “#Costruiamo #Concretamente, la Fabbrica delle Idee” curata da Federbeton e di cui di seguito riportiamo alcuni punti chiave:
• Porre in atto un “Industrial Compact” per riprogrammare e rilanciare il settore delle costruzioni, prendendo spunto dalle iniziative di successo realizzate in altri Paesi europei. L’Italia è sempre stata un Paese guida nel mondo nella progettazione e nella realizzazione di grandi opere. Oggi non possiamo rinunciare a una attività così strategica per la nostra crescita globale.
• Istituire un’agenzia per la rigenerazione urbana, sulla scorta dell’esperienza francese (ANRU), che abbia risorse e strumenti amministrativi tali da rendere competitivo il processo di riuso del territorio con le costruzioni “green field”. L’agenzia dovrebbe rappresentare il braccio operativo dell’insieme dei soggetti nazionali coinvolti nella politica del-la città con il compito di assistere, approvare, supervisionare e finanziare i progetti.
• Semplificare la normativa e snellire la burocrazia per favorire innovazione, uso efficace delle risorse, ricostruzione degli edifici non per-formanti, come nel caso di accorpamento delle autorizzazioni di demolizione e ricostruzione.
• Favorire la rigenerazione urbana fornendo strumenti agili per l’aggregazione dei diritti di proprietà e coinvolgendo le amministrazioni locali nell’individuazione delle aree di intervento per evitare la dispersione di risorse.
• Trasformare gli incentivi temporanei in una vera e propria politica fiscale di tipo strutturale che premi gli incrementi di performance complessivi (efficienza energetica, innovazione, sicurezza e sostenibilità) e renda anche economicamente svantaggiose le soluzioni che non contribuiscono alla sostenibilità della città.
• Programmare la sostenibilità attraverso la progettazione dell’intero ciclo di vita delle opere, sfruttando al meglio i sistemi di digitalizzazione disponibili (BIM) e puntando alla riduzione dei costi di manutenzione attraverso soluzioni costruttive e materiali durabili.
• Rottamare gli edifici che non offrono più garanzie di sicurezza e qualità dell’abitare soprattutto nelle aree a rischio sismico per realizzare nuove costruzioni, con vantaggi per la sicurezza, sostenibilità ambientale, produttiva e sociale della città e per il rilancio dell’economia.
• Abbattere i muri culturali promuovendo la conoscenza della filiera del cemento e del calcestruzzo, del suo potenziale innovativo e del ruolo determinante che può assumere in tema di sostenibilità, riduzione del rischio idrogeologico, sicurezza sismica, per aprire nuovi scenari di progettazione e rigenerazione urbana.
• Favorire uno sviluppo verticale degli edifici per costruire una nuova identità delle città, per creare un nuovo patrimonio collettivo come di-mostra il “caso Milano” per ridurre il consumo di suolo, creare un sistema urbanistico in cui si abbassano i costi economici e sociali connessi con la mobilità e l’integrazione sociale.