Se così fan i “maestri del cavar marmi”

Se così fan i “maestri del cavar marmi”

Nelle cave di proprietà della Guglielmo Vennai spa a Carrara, nel bacino marmifero di Fantiscritti, abbiamo visto all’opera due pale gommate Cat 988K in configurazione Block Handling, un escavatore Cat 374F L e un vaglio sgrossatore Sandvik QE341

Correva l’anno 1497 quando Michelangelo Buonarroti, poco più che ventenne, si recava a Carrara per scegliere personalmente il blocco di marmo da cui far nascere “La Pietà”, capolavoro indiscusso del Rinascimento. E lo stesso fece per il “Mosè” e per molte altre delle sue opere. Perché solo stando a stretto contatto con i “maestri del cavar marmi”, così come amava definirli, Michelangelo riusciva ad intravvedere la vita che sarebbe poi scaturita da quella bianca pietra.
Niente mazzuoli, niente lizze e nemmeno più filo elicoidale, inerpicarsi sui ripidi versanti delle Alpi Apuane oggi, nel 2017, vuol dire immergersi in un mix fra storia, magnificenza della natura e potenza tecnologica. Non stupisce affatto, dunque, veder un brulicare fitto di macchine Cat.
Le cave di marmo bianco gestite dalla Guglielmo Vennai spa sono tra le più antiche (la società è registrata alla locale Camera di Commercio dal 1924) e prestigiose dell’intero comprensorio carrarese. Situate nel bacino marmifero di Fantiscritti, comprendono le cave denominate “Ciresuola”, “Carbonera”, “Strinato” e “Tagliate” e sono in grado di produrre annualmente una quantità di blocchi di marmo pari a circa 60.000 tonnellate, che salgono a 100.000 tonnellate attraverso connessioni commerciali con Società produttrici collegate quali la Fantiscritti Marmi srl, la Escavazione Maggiore Scarl e la E.T.A. Scarl. I materiali estratti sono classificati come Bianco Ordinario (Bianco Carrara C extra, Bianco Carrara C, Bianco Carrara CD, Bianco Carrara D) e in misura minore Bardiglio Nuvolato. Materiali estremamente pregiati che, insieme allo Statuario del versante di Torano, al Venato, al Paonazzo e al Calacata, hanno reso Carrara capitale mondiale del marmo, nonché distretto industriale capace di attirare investitori da tutto il mondo.
Come ci spiega il capocava Luigi Pasquali: “La coltivazione avviene sia a cielo aperto sia in sotto tecchia e in sotterraneo, sempre sfruttando i peli, ossia le fratture naturali presenti nella massa marmorea e sempre cercando di seguire il filone marmifero in grado di offrire una maggiore qualità estetica e strutturale. Le tagliatrici a filo diamantato – prosegue – hanno sostituito già dagli anni ’80 il vecchio filo elicoidale consentendo un radicale abbassamento dei tempi di lavoro, tanto che, se prima per ricavare un blocco 10 m x 10 m occorrevano tre giorni di lavoro ora occorrono solo 4 ore. Dopo aver eseguito – spiega ancora Pasquali – dei fori orizzontali e verticali con la perforatrice o con particolari martelli pneumatici, in questi fori viene infilato del filo diamantato collegato ad una potente macchina tagliatrice che scorrendo su di un binario lo tende automaticamente durante le fasi di taglio o ne ruota l’asse a seconda delle varie esigenze; dopodiché, una volta separato il blocco dal monte si procede al suo completo distacco, introducendo tra la parete e il blocco speciali cuscini metallici gonfiabili con acqua, o martinetti oleodinamici, che ne facilitano il definitivo distacco che avviene utilizzando potenti escavatori, dopo aver predisposto un letto di detriti per attutirne il ribaltamento”.
Ecco quindi entrare in scena il Cat 374F L, escavatore cingolato da 75 tonnellate che monta un motore Cat C15 ACERT da 362 kW, conforme alle normative sulle emissioni UE Stage IV in grado di funzionare a biodiesel, e dotato di carro lungo a carreggiata variabile che contribuisce a rendere estremamente stabile questa macchina, aspetto di primaria importanza vista la pericolosa e gravosa operazione in cui lo vediamo impegnato, ossia il disgaggio del blocco di marmo dalla bancata, reso quasi facile dalla straordinaria forza di strappo e dalla benna da roccia a due denti e falce allungata, larga solo 1 metro: ideale per penetrare nel taglio del marmo così da operare il disgaggio del blocco.
Il Cat 374F L è stato progettato con i principali componenti idraulici, quali pompe e valvole, vicini tra loro così da poter utilizzare tubi e condotti più corti, un dettaglio che si traduce in minori perdite per attrito, minori cadute di pressione e maggiore potenza per il lavoro da svolgere. In più la valvola Adaptive Control System (ACS) di Cat regola in modo intelligente i flussi, quando e dove serve, garantendo così un funzionamento molto più fluido, una maggiore efficienza e un minor consumo di combustibile. Come ci conferma Gianfranco Canesi, escavatorista: “da quando è arrivato, poco più di un anno fa, ha già lavorato per oltre 1.200 ore dimostrandosi molto stabile, veloce, poco rumoroso (ben 4 dB rispetto al modello precedente, nda) e, per le mie abitudini, molto tecnologico: la telecamera posteriore è essenziale in quanto mi consente tener sotto controllo l’area retrostante, aspetto da non sottovalutare se si considerano le alte gradinate in cui ci troviamo a lavorare, mentre il monitor LCD mostra i suggerimenti per lavorare in modo più efficace ed efficiente. Ma soprattutto – aggiunge – consuma poco”.
Così come paladina dei consumi morigerati si presenta la pala gommata 988K di Cat configurata Block Handling (BH), ossia appositamente progettata per affrontare le condizioni più ardue ed impegnative delle cave di marmo e granito. Basti pensare che, introdotto nel 1963, il modello 988 è stato per oltre 50 anni leader del settore, un vero e proprio must delle cave di Carrara. Con la serie K, Cat, non poteva che migliorare prestazioni, affidabilità e consumi. La 988K BH monta un motore Cat C18 ACERT conforme agli standard Tier 4 Final/EU Stage IV. Grazie all’acceleratore ondemand gli operatori regolano il funzionamento con il pedale sinistro e con i comandi a leva, mentre la 988 controlla il regime del motore, così da ottenere lo stesso grado di controllo e di sensibilità della funzione di blocco dell’acceleratore tradizionale, operando però una riduzione del consumo di combustibile fino al 20% in meno rispetto al modello 988H.

 

L’articolo è stato pubblicato a pag. 34 del n.628/2017 di Quarry and Construction…continua a leggere