Cave di montagna e strade d’arrocco

Cave di montagna e strade d’arrocco

Dalla lizzatura, alla ferrovia marmifera alle strade di arrocco; com’è cambiato il trasporto del marmo a Carrara

Il marmo estratto dalle cave delle Alpi Apuane un tempo, non così lontano in realtà, era trasportato a valle tramite la rischiosissima manovra chiamata lizzatura: in effetti, nelle attività estrattive delle pietre ornamentali forse non c’è un’operazione più pericolosa di quella che si possa incontrare in quel tipo di lavoro. Lasciando a un’altra occasione il racconto di come essa si svolgesse (ogni anno a Carrara si tiene una manifestazione in cui si mostra dal vivo come ciò avveniva), si rammenta qui che furono gli Anni Sessanta del secolo scorso a dare inizio a un vero e proprio sconvolgimento strutturale, quasi rivoluzionario – si potrebbe dire – in merito a tutto quanto riguarda trasporto e movimentazione dei carichi. E in verità, in un periodo veramente molto ridotto, furono mandate in pensione sia la lizzatura, sia la Ferrovia Marmifera, che per lunghi decenni aveva servito i cavatori, provvedendo al trasporto dei blocchi dalle piazzole di arrivo delle lizze sino ai depositi a valle o ai porti di Massa o di Marina di Carrara. Tale ferrovia è stata eliminata senza pensarci due volte, quando si ebbe la certezza che i mezzi gommati avrebbero potuto compiere per intero il loro compito.

La disponibilità di mezzi semoventi gommati si contrappose alle vecchie norme di operazione, in modo particolare per quanto riguarda i camion a due o più assi, i dumper, le pale meccaniche, così come per tutto quanto attiene agli impianti di cava, fornendo un apporto decisivo alla crescita della produzione che fu da definirsi esponenziale.
La possibilità di lavorare in condizioni migliori purtroppo ha avuto risvolti negativi, perché, senza pensarci troppo, si è provveduto a smantellare la Ferrovia Marmifera, quando questa avrebbe potuto continuare a fare il suo importante lavoro e inoltre servire quale mezzo di trasporto per la marea di turisti che, in quantità sempre più massiccia, si avventurano sulle Alpi Apuane per visitare le cave, spesso mettendo in seria difficoltà i cavatori, che si possono trovare fra i piedi incauti visitatori estranei.

Fu un vero peccato! Un interessante esempio di quanto si sta sostenendo qui si rintraccia in Irlanda, dove si organizzano gite, da effettuarsi su piccoli treni forse a scartamento ridotto, per turisti locali e stranieri desiderosi di visitare le cave di torba, carbone ampiamente diffuso nel centro del Paese, impedendo alle auto dei privati di avventurarsi nelle zone di scavo. La scomparsa della ferrovia, però, per quanto si riferisce alle attività di cava, non ha avuto nessun effetto negativo. Infatti, con i potenti mezzi a disposizione, si pensò all’apertura delle cosiddette strade di arrocco, che con tantissimi tornanti consentono di collegare la valle alle cave. Molte di queste strade sono state ricavate nei ravaneti, ovvero le discariche delle cave.

La maggior parte dei declivi delle Alpi Apuane ha una pendenza molto elevata, e le carreggiate che si riescono a realizzare sono molto erte, per cui i mezzi che le percorrono devono essere dotati di trazione integrale. Sono anche molto strette, quindi può capitare che, non essendoci spazio sufficiente per costruire i tornanti come vuole la regola, questi abbiano un raggio di curvatura talmente ridotto da impedire ai mezzi di eseguire il normale avanzamento in avanti: così, in alcuni punti, non essendo possibile fare la svolta, non resta altro da fare che percorrere in avanti un tratto e in retromarcia il successivo. Per i cavatori, che a questa manovra sono abituati, l’eccezionalità è diventata quotidianità!
Per quanto concerne la sicurezza di stabilità delle strade di arrocco non la si poteva mettere in discussione, grazie al fatto che i ravaneti erano e sono ben compattati e stabilizzati.

Chiaramente, la nuova situazione ha messo in notevole difficoltà le cave situate maggiormente in quota essendo meno competitivo il collegamento alla vecchia maniera; per questo motivo c’è stata una corsa all’accaparramento delle cave alle quote più basse, attivando fastidiosi problemi di gestione e di vicinato. Inoltre, si è verificata una diminuzione nel numero delle attività estrattive, però complessivamente la produttività ha mostrato un aumento, favorendo la crescita dei consumi di materiali lapidei.
Le strade di arrocco mitigarono le difficoltà incontrate dalle maestranze per raggiungere le cave. Nel passato, non era raro il caso in cui i tempi necessari per giungere sui posti di lavoro non fossero affrontabili giorno per giorno per cui conveniva restare in cava anche per l’intera settimana, in alloggi costruiti allo scopo, per tornare a casa solamente alla festa.

L’innovazione inizialmente fu favorita dalle infrastrutture esistenti, ma poi si sono dovuti affrontare pesanti investimenti per eseguire scavi nella roccia viva, per realizzare muri di sostegno e bastioni e per effettuare i raccordi indispensabili. In concreto, nel giro di una decina di anni, le modifiche strutturali furono completate, con l’esclusione delle imprese meno agguerrite in merito a personale e produttività.

Il miglioramento, con l’aumento della produzione, fu generale, compreso quello dell’asportazione dei detriti, soprattutto quando, in seguito, s’iniziò a ritenerli – come giusto – non scarti e rifiuti, bensì preziosi materiali di recupero per la produzione di materia prima secondaria.
Adesso, le strade di arrocco sono da ritenersi una realtà insostituibile, favorita anche dal fatto che i mezzi di trasporto sono diventati sempre più ricercati e meglio manovrabili in grado di agevolare il collegamento fra entità lavorative tra loro vicine.

Come affermato, al solito restano i problemi di spazio di manovra, perché volenti o nolenti, sempre di montagna si tratta; con versanti scoscesi, con regole di buon vicinato fra le diverse attività da rispettare per una manutenzione comune e concordata che tenga conto pure delle condizioni di sicurezza, con l’ordinamento delle pareti divisorie e il controllo continuo delle tecchie. Magari, non tutto quanto ha trovato accettazione presso le leggi, tuttavia il nuovo assetto ha consentito di operare in termini più moderni e funzionali e di adeguarsi alle esigenze di tutela dell’ambiente.